Dopo
un po' di tempo, riscrivo perché volevo provare a mettere un attimo nero su
bianco un'idea che mi è venuta qualche giorno fa.. Sempre a tema teoria
sociologico-culturale. Niente di trascendentale in realtà, ma nondimeno un'idea secondo
me non molto diffusa in letteratura, specie nelle applicazioni sociologiche.
La questione è quella delle 'regole costitutive' di wittgensteiniana memoria.
In
realtà questa nozione non è stata coniata da Wittgenstein, ma è succcessiva - anche se
obiettivamente non ho fatto una ricerca per individuarne la paternità.
Sicuramente le origini più significative sono quelle di John Rawls, in uno dei
suoi primi articoli (appunto 'Two concepts of rules'), e John
Searle, in Atti linguistici ma sopratutto successivamente quando ha cominciato
ad occuparsi di 'oggetti sociali e istituzioni'.
Secondo,
insomma, questa linea di pensiero, gli oggetti sociali, nel senso delle
strutture sociali in quanto forme condivise di agire reciproco, sono fondate su
Regole Costitutive, le quali sono costitutive, e sono regole, in quanto definiscono
una specifica forma di interazione rendendola distinguibile dalle altre. Quando si
può dire che stiamo giocando a scacchi, o cucinando la amatriciana, e quando
invece no, e quando invece lo stiamo facendo ma lo stiamo facendo male.
La nozione di regola costitutiva si è affermata proprio con lo scopo di
distinguerla da quella di 'regola regolativa'. La prima serve a definire e
costruire un 'gioco linguistico', a costituirlo nella sua particolarità in
quanto quella specifica pratica, cioè distinguibile da altri tipi di interazione e pratica
sociale; l'altra sarebbe quindi secondaria relativamente alla sua identità, e
servirebbe a 'regolarlo'.
Questa distinzione sebbene a prima vista intuitiva, e in buona parte
accettata, ha dato vita comunque ad un discreto dibattito, sopratutto
all'interno della filosofia del diritto. Una regola regolativa è infatti
accessoria? o si può invece dire che non può esistere comunque un oggetto
sociale che dopo essere stato reso identitifcabile e distinguibile non sia al
tempo stesso, e quasi nello stesso momento, anche regolato, perfezionato, migliorato,
ordinato? Da questo punto di vista (sinceramente ora fare degli esempi mi fa un
po' fatica, ma ce ne sarebbero numerosissimi) anche le regole regolative
sarebbero parimenti essenziali, coessenziali e compresenti a quelle
costitutive..
In ogni caso, non vorrei addentrarmi troppo in un dibattito che nonostante la
sua importanza e la sua pertinenza con quello che ho cercato di spiegare negli
altri post riguardo alla mia idea di teoria sociologica, non ho approfondito
adeguatamente (e infatti non sono sicuro che quella che ho detto sia la critica
principale alla distinzione). Volevo solo dare per il momento questo
contributo:
La costitutività di una regola basilare alla costruzione di un oggetto
condiviso, cioè basato su un complesso, una rete, un sistema di significati
condivisi, condivisi anche nel senso minimale di 'presupposti in comune', sarebbe
possibile porla su un continuum relativo alle parti centrali del campo
semantico o a quelle periferiche. Le regole riguardo a ciò che ci deve
obbligatoriamente essere in una situazione, e che bisogna fare (sempre in
termini astratto-tipologici), per fare in modo che siano suscettibili di essere
riconoscibili per fare identificare un contesto e una situazione, sono quelle,
insomma, che occupano la parte centrale dell'intensione di un concetto, di un
termine definitorio che identifica una prassi in quanto oggetto sociale. Esse
riflettono, costituiscono, il nucleo del campo semantico. Per esempio,
perché si possa parlare di "andare al pub" ci deve sicuramente essere
un pub, cioè un locale, aperto tendenzialmente la sera dopo cena, poco
illuminato, in cui si va tendenzialmente in compagnia e in buon umore,
che servono degli alcolici, e i cui gestori e inservienti accettano la
definizione di pub orientando a questo idealtipo la loro azione lavorativa e
relazionale sul luogo di lavoro. Questo e altri sono elementi essenziali,
regolati da un sistema di inferenze che definisce e regola, sistemizza, gli
elementi basilari per la sua identitità costitutiva, che consente appunto di
differenziarlo tra andare al bar, andare al cinema, andare alla casa del
popolo, andare a un 'concertino' ecc.. Ci sono poi tutta un'altra serie di
elementi e caratteristiche che pur non essendo semplicemente contingenti (come
potrebbe esserlo per esempio il fatto che la sera successiva il cameriere è invecchiato di
un giorno, e che in generale il mondo non è mai lo stesso in tutto e per tutto
come nel caso si fantasticasse di delle descrizioni completamente idiogradiche
e nominalistiche, così che quella che una sera abbiamo chiamato birra rossa la
sera dopo debba avere un altro nome), sono nondimeno non essenziali:
banalmente, il fatto che ci siano pub che si rifacciano a clienti e stili
differenti, implica che si debbano seguire delle regole di comportamento specifiche,
che riflettono una diversa serie di inferenze che si collocano ad un livello
periferico riguardo all'indicazione delle azioni e comunicazioni più
caratterizzanti e, appunto, costitutive di quel sistema sociale, ma che sono
indispensabili e costitutive della differenza tra 'quel' pub e un altro pub; o
magari tra l'andarci alle undici e l'andarci alle quattro, in cui vigono
diverse regole e diversi gradi e ambiti di libertà.
Un altro esempio potrebbe essere quello del 'debito'. Per il quale si aprono poi degli interessanti interrogativi per l'ontologia sociale e sul ruolo della conoscenza in essa. Mi spiego, innanzitutto possiamo dire che nel concetto di debito, vi occupa un posto sicuramente eesenziale, la fornitura di una somma di denaro ad un soggetto da parte di un altro soggetto. La costituzione di un contratto in cui 'qualcuno' è un debitore e qualcuno è un debitore. Si potrebbe forse dire di più, ma la questione diventa in realtà più complicata. Infatti, si direbbe che la presenza di una scadenza per la restituzione sia un elemento centrale, ma seguendo gli studi di Amato e Fantacci che ora non posso riassumere, si può notare invece che sebbene ci possa dover essere una scadenza per il primo debitore ma che nel complesso del cumulo di debito aggregato possa non esserci scadenza ma solo continuo rinnovamento. A sua volta quindi, il debitore non è sempre indispensabile definire il modo e i tempi in cui deve pagare, nè magari chi deve pagare, in quanto potrebbe esserci sempre un' anima buona (al limite la Banca centrale) che si accolla il debito. A sua volta il primo creditore può trovare qualcuno a cui vendere il titolo, l'attivo. La scambiabilità del contratto ne diminuisce le caratteristiche salienti. Ma d'altronde Amato e Fantacci rivendicano giustamente l'ipotesi che in tal caso non si trati di veri e propri 'debiti' ma di titoli finanziari in cui i criteri di rilevanza organizzati e impostati dal sistema finanziario che li tratta, ne modifica le proprietà ritenute essenziali alla caratterizzazione dell'oggetto come un debito. Per il sistema finanziario lo è, e la scadenza a livello aggregato e l'impersonalità di debitore e creditore non sono caratteristiche rilevanti. Per altri invece lo è perché fra il livello personale e quello aggregato vi è uno iato.
Un altro esempio potrebbe essere quello del 'debito'. Per il quale si aprono poi degli interessanti interrogativi per l'ontologia sociale e sul ruolo della conoscenza in essa. Mi spiego, innanzitutto possiamo dire che nel concetto di debito, vi occupa un posto sicuramente eesenziale, la fornitura di una somma di denaro ad un soggetto da parte di un altro soggetto. La costituzione di un contratto in cui 'qualcuno' è un debitore e qualcuno è un debitore. Si potrebbe forse dire di più, ma la questione diventa in realtà più complicata. Infatti, si direbbe che la presenza di una scadenza per la restituzione sia un elemento centrale, ma seguendo gli studi di Amato e Fantacci che ora non posso riassumere, si può notare invece che sebbene ci possa dover essere una scadenza per il primo debitore ma che nel complesso del cumulo di debito aggregato possa non esserci scadenza ma solo continuo rinnovamento. A sua volta quindi, il debitore non è sempre indispensabile definire il modo e i tempi in cui deve pagare, nè magari chi deve pagare, in quanto potrebbe esserci sempre un' anima buona (al limite la Banca centrale) che si accolla il debito. A sua volta il primo creditore può trovare qualcuno a cui vendere il titolo, l'attivo. La scambiabilità del contratto ne diminuisce le caratteristiche salienti. Ma d'altronde Amato e Fantacci rivendicano giustamente l'ipotesi che in tal caso non si trati di veri e propri 'debiti' ma di titoli finanziari in cui i criteri di rilevanza organizzati e impostati dal sistema finanziario che li tratta, ne modifica le proprietà ritenute essenziali alla caratterizzazione dell'oggetto come un debito. Per il sistema finanziario lo è, e la scadenza a livello aggregato e l'impersonalità di debitore e creditore non sono caratteristiche rilevanti. Per altri invece lo è perché fra il livello personale e quello aggregato vi è uno iato.
In questo senso regole regolative e costitutive non sono una dicotomia ma si
collocano su un continuum. Allo stesso modo ci sono regole regolative più
essenziali di altre. E' più difficile dire lo stesso delle regole costitutive
in quanto, per definizione, dovrebbero essere presenti tutte quante.
Ma per agganciarlo al discorso della critica, va notato che anche le regole regolative definiscono l'azione, o mrglio ne costituiscono un elemento importante, nella misura in cui hanno a che fare con la pretesa di giustificabilità morale della prassi e delle inferenze. Cioè, nel mondo sociale, il perfezionamento regolativo di una prassi pur non essendo costitutivo a livello cognitivo per il riconoscimento della specifica prassi, può essere parte essenziale invece della definizione e accettabilità-riproducibilità della prassi: un pub, così come un debito, non può essere ed istituirsi in maniera indifferente rispetto alle pretese etiche dei soggetti coinvolti. Per questo motivo, sebbene caratteristiche apparentemente periferiche, le manifestazioni di coerenza o incoerenza con alcuni ideali normativi ha invece un ruolo fondamentale. Si potrebbe forse dire che questi ideali regolativi sono abbastanza generali e corrispondono in buona parte alle norme legali al cui rispetto sei obbligato per esempio per aprire un pub o un ristorante, e per questo sono sicuramente essenziali ma non sufficienti a cartterizzare una prassi, dato che devono essere soddisfatte da tante prassi sociali differenti. Ma in effetti anche qui si può discutere in quanto riconosciamo un ristorante in Indonesia anche quando non si attiene minimamente alle norme etiche che noi riterremmo essenziali. Ma essenziali per la sua riproduzione legittima qui da noi, non tanto per la possibilità di riconoscere e distinguere il tipo di pratica. (Ma anche qui siamo al limite: quando vediamo che il cuoco sputa nella pentola, noi ci alziamo e andiamo via, cioè in qualche modo implicitamente gli neghiamo la pretesa di essere un ristorante, cioè di servire dei pasti a pagamento: "quello non è un ristorante, è una congrega di sudici!")
Ma su tutto questo dovremo ritornare... (in ogni caso, il riferimento è a Honneth, Il diritto della libertà)
Ma per agganciarlo al discorso della critica, va notato che anche le regole regolative definiscono l'azione, o mrglio ne costituiscono un elemento importante, nella misura in cui hanno a che fare con la pretesa di giustificabilità morale della prassi e delle inferenze. Cioè, nel mondo sociale, il perfezionamento regolativo di una prassi pur non essendo costitutivo a livello cognitivo per il riconoscimento della specifica prassi, può essere parte essenziale invece della definizione e accettabilità-riproducibilità della prassi: un pub, così come un debito, non può essere ed istituirsi in maniera indifferente rispetto alle pretese etiche dei soggetti coinvolti. Per questo motivo, sebbene caratteristiche apparentemente periferiche, le manifestazioni di coerenza o incoerenza con alcuni ideali normativi ha invece un ruolo fondamentale. Si potrebbe forse dire che questi ideali regolativi sono abbastanza generali e corrispondono in buona parte alle norme legali al cui rispetto sei obbligato per esempio per aprire un pub o un ristorante, e per questo sono sicuramente essenziali ma non sufficienti a cartterizzare una prassi, dato che devono essere soddisfatte da tante prassi sociali differenti. Ma in effetti anche qui si può discutere in quanto riconosciamo un ristorante in Indonesia anche quando non si attiene minimamente alle norme etiche che noi riterremmo essenziali. Ma essenziali per la sua riproduzione legittima qui da noi, non tanto per la possibilità di riconoscere e distinguere il tipo di pratica. (Ma anche qui siamo al limite: quando vediamo che il cuoco sputa nella pentola, noi ci alziamo e andiamo via, cioè in qualche modo implicitamente gli neghiamo la pretesa di essere un ristorante, cioè di servire dei pasti a pagamento: "quello non è un ristorante, è una congrega di sudici!")
Ma su tutto questo dovremo ritornare... (in ogni caso, il riferimento è a Honneth, Il diritto della libertà)
Bibliografia
(futura):
Searle:
Creare il mondo sociale
Rawls: Two concepts of rules
Roversi:
Costituire. Uno studio di ontologia sociale
Pragmatica delle regole costitutive
Brandom?: