Ultimamente mi sono trovato nell'imbarazzo di dover trovare delle fonti e dei modi autorevoli di esporre come mai l'euro sarebbe, come di fatto è, ed è stato storicamente, uno strumento essenziale della lotta di classe in europa con l'affermazione negli anni '70, '80 e '90 del dopo-"keynesianesimo" del dopoguerra. In un articolo che ho scritto per sinistrainrete e poi variamente rielaborato per una rivista on line, un professore (che forse ora mi sta facendo da referee) avrebbe accusato di ingenuità e inesattezze le parti dell'articolo in cui faccio riferimenti agli irrazionali vincoli connessi alle istituzioni della moneta unica europea.. Quello che dovrei fare è più che altro mostrare una serie di fonti e riferimenti autorevoli che è appunto invece non oggetto di discussione il fatto che la l'euro sia, parafrasando Bagnai, "un'aberrazione istituzionale voluta dalla politica in contraddizione con tutti gli avvertimenti provenienti dagli orientamenti più disparati della scienza economica" - eccetto forse alcuni fanatici 'austriaci'-hayekiani e similari. Quali sono quindi tutti questi orientamenti e le fonti? dovrei elencarne almeno una decina, e mostrare le citazioni come invece chi sostiene il contrario lo fa in direzione esattamente anti-stato sociale e anti-democratica - come di fatto è..
- Guardando ai dibattiti politici dell'epoca, si ha sempre la rivendicazione della mancanza di alternative politicamente disponibili. Ciò significa quindi, che per i politici di allora non si presentavano alternative: "è facile col senno di poi - questa l'accusa - dire che si poteva fare altrimenti. In realtà quelle alternative non c'erano, o non erano percepite con chiarezza. Forse qualcuno le vedeva, ma la lotta tra i diversi programmi politici ha fatto si che si potesse ottenere solo quello che è stato ottenuto. Questo era tutto quello che era possibile".
Ma quello che in un dato momento storico è possibile ottenere in base alle classi dirigenti che governano una data circostanza e che devono optare per diversi sentieri di risposta agli eventi, occorre stare ben attenti a non attribuirlo ad una impossibilità insiste nelle cose - negli oggetti sociali e istituzionali a cui si attribuiscono determinati vincoli. Può essere che nella specifica lotta politica siano state assunte le migliori conoscenze disponibili all'epoca, e che anche le persone più consapevoli e disposte alla lotta e alle conseguenze di azioni socialmente pericolose o instabili abbiano alla fine, in piena coscienza, e quindi in base della verità assoluta dell'epoca (cioè habermasianamente in base ai migliori criteri scientifici e conoscitivi e argomentativi dell'epoca storica) stabilito che una certa posizione sia stata il male minore e la cosa più opportuna. Ma può anche non essere così: non necessariamente - anzi - le migliori conoscenze e le migliori qualità etiche entrano nell'agone della ricerca della bontà politica e della conoscenza politica. Quello che i politici e i governanti ritengono impossibile materialmente - in quanto foriero di danni "enormi" - non necessariamente lo è ontologicamente ma "solo" in base alle possibilità interpretative di alcuni settori sociali - sfortunatamente proprio di quelli che devono scegliere gli orientamenti politico-economici.
- Veramente il keynesismo non poteva che generare inflazione, perdita di competitività, conflitto sociale e clientelismo? Veramente era necessariamente e logicamente l'unica strada possibile quella del vincolo estero per responsabilizzare la classe politica? Veramente il controllo dei movimenti di capitali comportava tutta una serie di atteggiamenti da paesi in via di sviluppo come l'illiberalità dei costumi e il controllo politico sulla società? Veramente era la sola strada possibile quella di combattere i monopoli mettendoli in concorrenza con altri grandi monopoli di altri paesi?
- E' molto importante non sottovalutare la realtà della costruzione socio-politica della realtà, e proprio per questo la società è conflitto per la definizione della realtà e delle possibilità - così come questo implica la battaglia per una rappresentazione delle capacità dell'uomo di prendere e portare avanti decisioni politiche di ampia portata.... E tuttavia, occorre mantenere un certo realismo degli oggetti sociali e dei vincoli o meno che essi impongono - anche lì è la battaglia..!
-- Si noti che una funzione essenziale della comparazione storico-politica è proprio quella di far emergere al meglio i vincoli logici intrinseci distinguendoli da quelli storico-sociali della specifica configurazione del significato sociale nei certi contesti. La comparazione fa emergere la differenza, come sempre tra realtà e significato.
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