martedì 1 settembre 2015

La spiegazione del nome del Blog. A proposito del nome e della cosa

Urge ovviamente prima di tutto, spiegare quale intenderebbe essere la prospettiva di questo blog. Uno dei motivi per cui potrebbe avere un senso avere l'arditezza di presumere di dire qualcosa che possa interessare altre terze persone.
Diciamo subito, dato che ciò potrebbe secondo me funzionare come prima spiegazione approssimativa, che avendo studiato, in maniera decisamente appassionata, anche se un po' contorta, Sociologia e altre scienze sociali affini, alcune categorie concettuali mantengono per me un certo potere evocativo. Come quello appunto di 'Struttura', Mitico concetto sociologico. Forse 'il' concetto sociologico per eccellenza; quello che definisce la particolarità della disciplina.
Il blog quindi, a causa del mio percorso di studi e dei miei interessi, sarebbe primariamente un'ennesima fonte di inquinamento informativo e di opinioni riguardo agli eventi cosiddetti 'sociali' e 'politici' riguardo alla cosiddetta 'attualità'... Sicuramente questo c'è. Ma ovviamente mi auguro, anche per me stesso, che non si tratti solo di questo. Ci sono del resto una marea di siti e blog che raccolgono opinioni anche dal mondo, anche molto meritevoli e sofisticate, sicuramente più della mia riguardo a tali eventi e oggetti.
Quello che però rende questo blog qualcosa che che origina dalla presunzione di dire qualcosa di interessante o di originale è, diciamo, l'esplicita impostazione teorica che lo anima- o si potrebbe dire anche 'teoretica' proprio con l'obiettivo di spaventare quelli che già non si entusiasmano molto al sentir parlare di teoria. Giusto per far capire che poiché i contenuti non sono nuovi ma reperibili in molti altri posti - magari non sempre molti - la cosa che ci interesserebbe di più esporre è proprio lo schema teorico e concettuale in cui tali Eventi-contenuti vengono impostati.
Io ho compiuto 30 anni quest'anno, e negli ultimi anni, cioè dai primi scoppiettiì della crisi economica nel 2007, mi sono decisamente appassionato di economia, in particolare proprio monetaria e finanziaria. Ho specificato l'età perché negli ultimi tempi mi sono reso conto che quando accenni all'attuale crisi economica, parlando con ragazzi intorno ai vent'anni, ti rendi conto di quanto conti la durata relativa dei trascorsi sociali: i ventenni vivono 'nella crisi', di cui si parla in continuazione da quando hanno 13 anni, cioè da quando praticamente si sono affacciati al di fuori della famiglia e della porta di casa. Questa ha acquisito per loro un carattere per certi versi 'mitologico', onnipresente e cosmologico, e paradossalmente proprio per questo oscillante tra l'insignificante e l'impensabile. Mentre per quanto riguarda me, nonostante abbia sempre vissuto il termine 'crisi' come onnipresente e inflazionato, ho ovviamente percepito la frattura, collocatasi appunto in quegli anni tra il 2007 e il 2009, dopo di cui il termine  veniva a indicare qualcosa di molto più specifico e delimitato, e a cui perciò posso  con certezza attribuire la maggiore manifestazione del mio interesse per l'economia.
Gli eventi finanziari che sono arrivati come uno schiaffo in faccia a tanti in quegli anni, sono arrivati anche a me che studiando sociologia in quegli anni, stavo piuttosto coltivando l'interesse verso quei fondamentali approcci teorici che danno un maggior peso esplicativo ai fattori e agli elementi che per adesso definiamo in senso lato 'culturali', relativi per così dire alle mentalità, all'interpretazione dei fatti piuttosto che alla loro 'durezza', ai significati attribuiti agli eventi, e in generale ai 'costumi'. Non è certo il caso di raccontare i dibattiti sociologici, basta dire che dopo la crisi del comunismo, i tanti marxisti, hanno ridato fiato a tutti quegli approcci in sviluppo da tempo che impedivano di individuare delle leggi e degli sviluppi necessari inscritti nelle dinamiche, nelle forme organizzative e tecnologiche dei sistemi di produzione economica materiale; ma per rovesciarsi spesso nell'apologia delle 'idee' e in forme più o meno sofisticate di culturalismo, costruzionismo, costruttivismo ecc. Tali contributi hanno una valore enorme e imprescindibile, e difficilmente sopravvalutabile. Anzi, potremmo dire che la sociologia, così come la storia o l'antropologia non avrebbero senso senza di essi. E tuttavia le 'strutture' stavano fortemente richiamando gli studiosi a riaffinare e ricalibrare i propri concetti, e le collocazioni degli accenti.
La crisi finanziaria insomma mi aveva fortemente richiamato all'importanza delle strutture economiche. A quei determinanti delle azioni individuali che influiscono anche se gli attori non se ne accorgono, o a maggior ragione quando non sono pienamente coscienti di muoversi al'interno di determinati vincoli. O meglio, se ne accorgono e le agiscono solo quando non possono fare altro. - Tutti problemi complessi su cui torneremo ampiamente in questo e ovviamente sopratutto i successivi post.
La struttura era insomma quel complesso di vincoli e costrizioni in base al quale i politici ci dicevano 'facciamo presto', 'non possiamo fare altrimenti', 'stiamo andando incontro al disastro' ecc.. Le strutture sono ciò che ci appaiono come vincoli, e che quindi, o in quanto, definiscono i margini di possibilità concessi agli attori sociali. Entrano perciò nelle spiegazioni e nei resoconti degli eventi storici e sociali nel ruolo di 'cause' cogenti e determinanti rispetto a certi comportamenti osservati. E che si impongono in genere a livello collettivo, determinando, cioè, il comportamento di più persone più o meno in rapporto.
Bisogna dire che questi eventi non hanno certo spostato il piatto della bilancia a favore di un malinteso strutturalismo reificante, che cioè prende per dati i vincoli osservati come tali dagli attori sociali. Il contributo, che dire essenziale significa sminuirne il valore, dei vari approcci costruttivisti -  e in cui io inserisco anche lo strutturalismo storico di Marx, in realtà un esempio difficilmente eguagliabile pur inclinando ovviamente per una forse eccessiva forza e autonomia attribuita alle strutture economico-materiali - è appunto l'approccio storico e relativizzante riguardo a tali forme vincolanti. Il culturalismo è ormai entrato a pieno titoli nella sociologia e caratterizza giustamente la disciplina.
Un approccio culturale che renda giustizia di vincoli e possibilità all'interno dei processi e le dinamiche sociali e interazionali, è quello che propongo di connettere al concetto di 'Inferenza'.
Le STRUTTURE e le INFERENZE sono gli elementi essenziali che a mio avviso consentono di costruire quella che propongo di definire una 'Teoria inferenziale della cultura e della società'.
Le inferenze sono ovviamente quei processi, quei passaggi logico-concettuali che ci consentono-autorizzano di affermare che 'da questo deriva quello', 'che x quindi y',  che 'sono a letto quindi se il telefono squilla allora non voglio rispondere',  che 'se lo stato spende troppo allora si crea inflazione', che 'lo stato ruba quindi bisogna sostenere le imprese'; che 'i politici se so' magnati tutto quindi  adesso a noi ci tocca fare i sacrifici'; 'faccio le orecchiette, quindi è ovvio che siano ai broccoli' (secondo mia zia le due cose sono inscindibili); 'vado a Berlino, quindi è ovvio che prendo l'aereo'; 'sono di sinistra quindi è ovvio che non mi comprerò una mercedes' ecc.. Il mondo sociale è costruito su significati sociali condivisi, su aspettative condivise e sancite, su nessi più o meno stringenti tra azioni e conseguenze, tra definizioni generali ed elementi particolari e specifiche che le rappresentano, tra attribuzioni di proprietà e deduzioni specifiche che ne derivano.
In breve le strutture creano le inferenze e le inferenze creano le strutture; le inferenze derivano la loro legittimità e accettabilità condivisa dal fatto di rappresentare certe strutture del mondo, con proprietà di un certo tipo e quindi con certi gradi di forza vincolante. Sono quindi per certi versi costituite da strutture sociali, culturali o materiali, da diversi gradi di 'resistenza' del mondo sociale o materiale. A loro volta le strutture sociali e culturali sono costituite da inferenze, dai significati condivisi in base a cui si organizzano comportamenti, attese, aspettative, pretese, vincoli.
L'associazione di questi due concetti consente a mio avviso di rendere ragione della solidità delle strutture sociali, senza reificarle, e di analizzare il mutamento e la flessibilità sempre presente nei processi storici.
Su tutto questo torneremo ampiamente. Ma ogni volta che parleremo di qualcosa tenteremo di porre in evidenza le principali inferenze che costituiscono un argomentazione o un fenomeno sociale. Le condizioni alle quali si può derivare certe conclusioni o certe aspettative, o le condizioni alle quali alcune aspettative o conseguenze possono risultare vere o probabili; la diversa cogenza delle implicazioni che si fanno derivare o si suppone derivino da certi eventi o affermazioni..
Mi sembrerebbe questo uno dei modi più fruttuosi di legare insieme i contributi più forti del dibattito sociologico, antropologico e filosofico degli ultimi decenni. Su cui portare avanti uno schema di analisi delle affermazioni riguardo ai vincoli e le possibilità presenti nei singoli sistemi e contesti storici.

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